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| Nel sepolcreto dei Lucumoni |
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| Princely mounds - The “Doganaccia” necropolis |
| Written by Maria Cataldi |
| Friday, 22 October 2010 10:46 |
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La necropoli dei Monterozzi di Tarquinia evoca immediatamente lo straordinario complesso delle tombe dipinte, dichiarate nel 2004 dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Meno evidente - per un pubblico non specialistico - è il richiamo alle più antiche sepolture del periodo orientalizzante (l'età dei principi delle città etrusche, fine VIII-VII sec. a.C.) caratterizzate in superficie, in corrispondenza delle camere funerarie sotterranee, da grandi tumuli di terra di ispirazione orientale purtroppo quasi totalmente spianati dai lavori agricoli del secolo passato. Tuttavia le riproduzioni ottocentesche del colle dei Monterozzi - come quella pubblicata da Luigi Canina nel 1846 - ci consegnano un paesaggio contraddistinto da numerosissimi "monti di terra" (da qui il nome del colle) a conferma di quanto oggi conosciamo grazie alla ricerca archeologica e cioè che nel corso del VII secolo a.C. il principale dei sepolcreti della città etrusca era già estesamente occupato da centinaia di sepolture. Tarquinia in età orientalizzante era una città ricca e potente come ci ricordano le fonti antiche che proprio a tale epoca riconducono l'arrivo in città del nobile Demarato, esule da Corinto e la cui discendenza darà origine alla dinasta dei re etruschi di Roma. I potenti clan gentilizi che costituivano allora la classe dominante cittadina sottolineavano il proprio stato sociale facendosi costruire tombe monumentali e predisponendo per il proprio corredo funebre una messe numerosa di manufatti preziosi.
L'esplorazione del Tumulo del Re portò in luce un sepolcro il cui impianto e la cui tecnica costruttiva rientrano nella tipologia caratteristica delle tombe principesche tarquiniesi di età orientalizzante: una grande camera sepolcrale "ad ogiva" (con pareti incurvate verso l'alto) con soffitto solcato da una fenditura longitudinale sigillata da pesanti lastroni di pietra e preceduta da un vasto piazzale a cielo aperto. Questa specifica articolazione planimetrica trova riscontro nell'architettura funeraria della Cipro omerica ed in particolare nelle tombe reali della necropoli di Salamina, confermando i frequenti rapporti che in età orientalizzante intercorsero tra le città etrusche ed i popoli e le culture del Mediterraneo orientale e del Vicino oriente. Negli ampi piazzali a cielo aperto che precedono la camera funeraria, spesso forniti di banchine e scalinate, si è voluto vedere una sorta di cavea, di "spazio teatrale" destinato ad accogliere il clan gentilizio in occasione delle complesse cerimonie funebri che caratterizzavano i funerali dei principi etruschi. Il rinvenimento fra i materiali recuperati di quello che restava del corredo funebre deposto nel sepolcro - purtroppo ampiamente saccheggiato in passato da scavi clandestini - di un frammento di vasellame ceramico con dipinto il nome di un personaggio di origine greca - Hipucrates - conferma l'apertura dell'aristocrazia tarquiniese del VII secolo a.C. nei confronti di elementi di origine straniera cui veniva consentito di entrare a far parte del corpo sociale cittadino, in analogia con la vicenda del corinzio Demarato riportata dalle fonti classiche.
Quando nel 2008 l'Università degli Studi di Torino si dichiarò disponibile ad effettuare uno scavo archeologico nel comprensorio Tarquiniese, la Soprintendenza individuò nell'area della Doganaccia il settore di necropoli di cui era più opportuno avviare l'esplorazione e la valorizzazione. Il progetto che vede affiancate le due istituzioni si propone il raggiungimento di molteplici obiettivi: il restauro del Tumulo del Re, l'esplorazione del Tumulo della Regina e lo scavo dell'area limitrofa ai due sepolcri principeschi onde eliminare il loro apparente isolamento e consentirne il corretto inquadramento all'interno del complesso tessuto della necropoli. Il quadro che sta emergendo dalle ricerche in corso non solo conferma e precisa l'importanza dei due grandiosi tumuli e aggiunge nuovi elementi circa la definizione dei rapporti intercorsi tra Tarquinia ed il mediterraneo orientale in epoca orientalizzante ma consente anche verosimilmente di rialzare di qualche decennio - ove il proseguimento delle indagini lo confermi - l'inizio della pittura funeraria tarquiniese il cui esempio più antico ad oggi - la tomba delle Pantere - è datato allo scorcio del VII secolo. Maria Cataldi |
| Last Updated on Friday, 22 October 2010 17:32 |