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Progetti per il futuro

Tutti i reperti sono ora nelle mani dei restauratori. La pregiata pisside in lamina di bronzo sbalzata è stata sottoposta a una prima indagine radiografica per rivelarne il contenuto: si tratta di oggetti da cucito (in particolare aghi), che qualificano la donna come filatrice. L’apertura del contenitore verrà effettuata prossimamente in laboratorio. La pisside e tutti gli altri oggetti del corredo verranno studiati dagli archeologi e solo allora si potrà dire qualcosa di più preciso sui rituali funerari praticati e sui proprietari di questo sepolcro, giunto fino a noi inviolato attraverso i millenni, e sul loro rapporto con la famiglia principesca titolare del Tumulo della Regina.
Per adesso, una prima analisi dei reperti e delle decorazioni pittoriche colloca l’utilizzo della tomba nei primi decenni del VI secolo a.C., anche se non si esclude – e questo sarà compito dei ricercatori accertarlo – in base all’architettura della camera, una datazione più antica della struttura.
La scoperta di quest’anno ha confermato l’importanza dell’area della Doganaccia, un sito ricco di testimonianze che possono gettare nuova luce sulla Tarquinia di età orientalizzante. Dal 2010 i grandi tumuli sono inseriti in un progetto di valorizzazione finanziato dalla Regione Lazio e denominato “Via dei Principi”. Proprio nell’ambito di questa iniziativa a breve avranno inizio i lavori di restauro di un tratto del tamburo del Tumulo della Regina, così che questo monumento possa diventare fruibile per il grande pubblico, in un circuito di visita che colleghi le suggestive sepolture principesche di Tarquinia, testimonianza ancor oggi tangibile sul territorio dello splendore di un’epoca.
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