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La necropoli della Doganaccia

Fra i più antichi e suggestivi sepolcreti dei Monterozzi spicca quello della Doganaccia, al centro della vasta necropoli etrusca di Tarquinia. Si tratta di un ampio complesso archeologico dominato da una svettante coppia di tumuli principeschi inseriti in un paesaggio collinare digradante verso la marina. Il sito, dopo i primi scavi svolti nel 1928, è ora oggetto d’indagine da parte dell’Università degli Studi di Torino e della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale.
La denominazione della località, indicata anche nelle mappe catastali dello Stato pontificio, deriva dalla presenza di un antico posto di dogana, oggi corrispondente all’antistante “Casale della Doganaccia”. Accanto alla Doganaccia, almeno dal Seicento, passava la strada della “Madonna del Pianto”, che da Corneto si collegava all’antica via “delle Tolfe”, sviluppandosi parallelamente a un’altra importante strada posta a monte, oggi in parte ricalcata dalla Provinciale Monterozzi.
La Doganaccia è distinta dalla presenza di due regolari terrazze protese verso la costiera; colpiscono le affinità delle due penisole calcaree, segnate da fianchi netti e sommità pianeggianti. Le terrazze hanno una superficie leggermente elevata al centro, laddove si ergono i grandi tumuli. I due monumenti, di età orientalizzante (VII sec. a.C.), sono noti con i nomi popolari “del Re” e “della Regina”. Questi appellativi alludono all’imponenza delle tombe, che agli occhi degli osservatori apparivano, anche per il loro isolamento, fra le più vistose ‘collinette’ della necropoli tarquiniese.
I tumuli della Doganaccia sono indicati sulla prima cartografia archeologica di Tarquinia, in particolare su quella dell’architetto Luigi Canina: vi sono disegnati i terrazzamenti e stranamente ben quattro grandi tumuli disposti in fila diagonale. L’esistenza di più tombe in questo sepolcreto è comunque confermata dalle fotografie aeree che segnalano sul terreno chiazze circolari corrispondenti, probabilmente, a tumuli spianati da vecchi lavori agricoli.
Significativa è anche la posizione dei tumuli della Doganaccia, definiti dall’etruscologo Massimo Pallottino “gli avamposti della necropoli tarquiniese”: le due tombe sono state infatti costruite in un luogo particolarmente esposto, in modo da esaltare i caratteri colossali dei sepolcri. Peraltro, la disposizione a coppia dei tumuli, situazione poco diffusa in Etruria, suggerisce l’appartenenza dei sepolcri a membri della stessa famiglia aristocratica. Si tratterebbe di monumenti fatti erigere da fratelli o cugini nel giro di una generazione circa. Il potere economico di questa famiglia si basava probabilmente sullo sfruttamento della fertile piana costiera, e sul controllo dei traffici fra la città e lo scalo marittimo di Tarquinia. I tumuli della Doganaccia si posizionano difatti lungo uno dei più antichi itinerari diretti al mare, in corrispondenza di un remoto accesso alla necropoli dei Monterozzi. La strada proveniente dalla costa ricalcava l’ampio canalone che separa i due terrazzi calcarei occupati dai tumuli. Suggestiva e primeggiante era quindi la collocazione delle due tombe per chi giungeva dalla costa.
Poche sono le notizie sulle vicende archeologiche che riguardano questa località. Nell’Ottocento sappiamo di scavi condotti in prossimità di “ruderi a rialzi piramidali di macerie indicanti monumenti sepolcrali antichi”, forse da identificarsi con i tumuli monumentali. Il primo dei due sepolcri principeschi fu esplorato nel 1928.
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