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La tomba Gemina

altAlle spalle del tumulo “della Regina”, lungo il rialzo calcareo che si allunga verso i Primi Archi, è stata scoperta una tomba di tipo gemino (a due camere affiancate), destinata a ospitare, molto probabilmente, una doppia coppia di parenti del nobile sepolto nel grande tumulo. Le violazioni clandestine e le pesanti arature compromettono la visione della tomba scavata interamente nella roccia. In questo punto il banco calcareo è però poco compatto e molto fessurato, condizione che ha costretto le maestranze ad adattare la pianta del sepolcro alla situazione naturale.
La tomba è distinta da un profondo ingresso-vestibolo di forma leggermente trapezoidale, disposto trasversalmente rispetto alle due camere affiancate. L’accesso è occupato da una larga scalinata con l’ultimo gradino che si prolunga sui lati corti del vestibolo a mo’ di banchina; qui prendevano posto i parenti dei defunti durante le esequie che si svolsero sul pianerottolo antistante le camere funerarie. Nel vestibolo erano ancora conservati i resti di un carro.
Le due camere (A e B) rivelano pesanti sfondamenti dovuti alle intrusioni avvenute in varie epoche. In posizione originaria troviamo ancora parte delle chiusure: la camera sinistra mostra un blocco parallelepipedo che sostiene un grande lastrone litico appoggiato sul margine della porta.
Le due camere mostrano caratteri architettonici comuni. Hanno una pianta rettangolare irregolare, con la camera di destra meno profonda per un’incertezza delle maestranze. La copertura doveva essere a falsa-ogiva (in parte distrutta dai mezzi agricoli), tipica delle tombe a camera tarquiniesi di età orientalizzante. Ogni ambiente è munito di una coppia di banchine, di cui una, quella di sinistra della camera A, rievoca un letto ligneo per l’indicazione schematizzata della struttura portante, mentre in testata è scolpito, a bassorilievo, un cuscino semilunato. Entrambe le camere conservavano, fra le banchine, i resti dei corredi molto disturbati dalle profanazioni.
La costruzione della tomba e le deposizioni risalgono alla seconda metà del VII sec. a.C. La tomba gemina della Doganaccia rappresenta una rarità architettonica di deposizioni principesche; l’esempio tarquiniese è uno dei più antichi sepolcri, se non addirittura il prototipo, di sepolcro gemino in Etruria.
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