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RESTAURI

Il restauro del carro “della Regina”
 
L’intervento di restauro del carro “della Regina”, il calessino etrusco (carpetum) proveniente dalla sepoltura principesca conosciuta come Tumulo della Regina, è stato portato a compimento. Tutte le operazioni conservative sono state condotte sotto la sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, grazie anche alla collaborazione degli studenti del corso di restauro dell’Accademia di Belle Arti Lorenzo da Viterbo, operativi presso i laboratori di diagnostica e restauro della Società Mastarna di Montalto di Castro (VT).
Già dalle fasi preliminari di recupero dei resti del veicolo, curate dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma, la direzione degli scavi della Doganaccia aveva mostrato la volontà di conferire al ritrovamento un’impostazione interdisciplinare, volta alla salvaguardia del maggior numero di informazioni possibili, che potessero restituire l’immagine del calesse così come oggi la recepiamo; e in questo tavolo di concertazione non poteva mancare l’esperienza di chi ha scritto la storia dei veicoli etruschi, Adriana Emiliozzi, alla quale è stato conferito il delicato compito di ricostruire e studiare il veicolo antico.
Il calesse “della Regina” è pervenuto in laboratorio completo solo di alcune parti, principalmente quelle costituite da metallo, poiché le strutture in legno e in altro materiale organico come il cuoio e la pelle, sono state oggetto di un’intensa azione biodeteriogena durante il tempo di giacitura del calesse nel sottosuolo. Ma di queste si conservano, tra i prodotti di corrosione del bronzo e del ferro, numerose fibre. Quindi, le principali componenti del veicolo ancora esistenti sono: il battistrada in ferro della ruota sinistra, che mantiene ancora molti chiodi e alcuni fermagavelli; il mozzo della stessa ruota, completo di coprimozzo – l’elemento in ferro in cui andavano ad innestarsi i raggi in legno; il copriassiale in bronzo che serviva a bloccare la ruota all’asse di rotazione del veicolo, mediante l’inserimento di un perno in ferro, detto lacciarino, evitandone così il distacco durante la movimentazione del carro; infine, la seduta, ovvero, la parte superiore che poggiava sul telaio e che, come gli altri elementi, è mancante di tutta la componente strutturale in legno. Prima di intervenire con le varie operazioni di restauro sul prezioso manufatto, atte non solo a garantirne la stabilità conservativa, ma anche a restituirne una certa leggibilità formale, tutte le parti del calesse sono state documentate fotograficamente e, mediante la mappatura di ogni singolo frammento, è stato possibile rilevarne il reale stato di conservazione.
Contemporaneamente a queste fasi diagnostiche, è stata effettuata una serie di indagini scientifiche con lo scopo di riconoscere i metodi di lavorazione delle parti in metallo e d’individuare le diverse tipologie organiche, partendo dalle tracce di fibra ancora presenti.
Un accurato intervento di pulitura, che è coinciso anche con il microscavo dei “pani di terra” – in questi erano inglobati la maggior parte degli elementi del carro – e con la rimozione dei materiali consolidanti immessi durante il recupero dallo scavo –costituiti essenzialmente da garze imbevute di resina acrilica –, ha permesso di eliminare tutti i prodotti di corrosione attivi dalle superfici metalliche. Nel far questo si è proceduto nel pieno rispetto della “patina”, utilizzando metodi di pulitura di tipo meccanico e chimico che hanno permesso, tra l’altro, l’identificazione di alcune decorazioni realizzate a sbalzo, rappresentanti animali disposti in modo paratattico, lungo le lamine di ferro poste sulle sponde della seduta, lavorazioni del metallo già in parte rese visibile dall’indagine radiografica.
Dopo aver eseguito il trattamento preventivo di stabilizzazione della corrosione del ferro e del bronzo, un’attenta ricerca delle connessioni tra i frammenti delle parti danneggiate ha permesso di trovare ed incollare tutti gli attacchi e di procedere con la reintegrazione delle lacune. Il supporto espositivo, che ha lo scopo di ricostruire l’aspetto originale del calessino, è stato realizzato in plexiglas trasparente, sul quale sono stati applicati alcuni disegni autoadesivi che completano visivamente i resti del carro nelle loro parti mancanti.
 
Emanuele Ioppolo
Anna Gruzzi
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