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Tumuli principeschi a Tarquinia

 

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La necropoli dei Monterozzi di Tarquinia prende il suo nome dalla presenza di numerose tombe a tumulo, oggi in gran parte spianate dai lavori agricoli. Su questa vasta collina compresa fra la città antica (la Civita) e il mare si trovano le celebri tombe dipinte dichiarate nel 2004 Patrimonio Unesco, camere sotterranee segnalate in superficie da piccoli tumuli di terra.
Meno noti al grande pubblico sono i tumuli monumentali di età orientalizzante, situati in luoghi esposti e dominanti, in corrispondenza dei principali tracciati viari prossimi alla città.
A Tarquinia si conservano almeno cinque sepolcri monumentali. Di un sesto, il Tumulo Avvolta, si è persa ogni traccia. Rimangono le suggestive parole del suo scopritore, Carlo Avvolta, che nel 1823, mentre estraeva delle pietre da un tumulo per lavori edilizi (pratica frequente nel passato), bucò con il piccone la lastra di nenfro che copriva la camera funeraria: “Vidi un guerriero nel suo letto funebre, che in pochi minuti, vidi dissolversi e cadere in briciole. L'aria che entrava nella tomba, a contatto con il metallo ossidato, ridusse in minutissimi frammenti tutta l'armatura. In pochi attimi, la figura si appiattì sul letto in un pugno di polvere. Tale fu il mio stupore che non ho parole per descrivere l'emozione provata. Posso solo dire che fu l'attimo più felice della mia vita”.
Violate nel passato per la loro accentuata visibilità, le tombe dei principi hanno restituito pochi resti dei corredi funerari, che dovevano essere molto ricchi. L'architettura dei tumuli tarquiniesi appare piuttosto omogenea ed è riconducibile alla presenza di squadre di artigiani altamente specializzati, guidati forse da architetti di formazione levantina. Infatti le dimensioni ragguardevoli delle calotte si ispirano probabilmente ai monumenti delle regioni anatoliche. La struttura interna si può collegare invece con le tombe reali di Salamina di Cipro, per la presenza di un ampio accesso e di un'unica camera funeraria. Diverso il caso del Tumulo della Regina, che per le particolarità dell'impianto emerse dagli scavi costituisce un unicum nel panorama dei tumuli monumentali orientalizzanti.
 
 
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