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Le campagne di scavo 2008 - 2010

 

altCampagna 2008
Dopo un saggio preliminare, effettuato nella primavera del 2008, il 14 luglio dello stesso anno cominciano gli scavi. Ripulito dalla fitta vegetazione, il tumulo è pronto per rivelare i suoi segreti agli archeologi. Con la prima indagine si mettono in luce i capisaldi della struttura: emerge un ampio tratto del basamento perimetrale, la cui fondazione scavata nella roccia prevedeva un rivestimento esterno in blocchi di calcare, oggi in gran parte perduto per le pesanti spoliazioni. Si può così stimare il diametro del sepolcro: oltre 40 metri. Il Tumulo della Regina si rivela come il più grande monumento funerario di Tarquinia finora noto. Nella parte occidentale della costruzione, si rintracciano i margini laterali dell'accesso monumentale che introduceva alla camera funeraria posta al centro del tumulo.

Campagna 2009
Si delineano con più chiarezza i paramenti laterali dell'accesso, realizzati con grandi blocchi squadrati di calcare, ed emergono i gradini di una scalinata scavata nella roccia. La novità principale è costituita però dall'affioramento di un lembo di intonaco bianco: si interrompono temporaneamente le operazioni di scavo e intervengono i restauratori per consolidare e analizzare il delicatissimo rivestimento. Alle spalle del tumulo, un'altra scoperta eccezionale: la tomba Gemina, un sepolcro caratterizzato dalla presenza di due camere funerarie destinate ad ospitare due coppie di defunti, probabilmente illustri parenti del titolare del tumulo. La doppia camera è una rarità architettonica in epoca orientalizzante: siamo di fronte probabilmente al più antico esempio di questo tipo di struttura.

Campagna 2010
Si prosegue con la messa in luce del basamento: a fine campagna è liberata circa la metà dello zoccolo del tumulo. Contemporaneamente continuano i lavori nell'ingresso, che si configura come un ampio “piazzaletto” a cielo aperto. Si liberano completamente l'ampia scalinata d'accesso e i paramenti laterali, con larghi tratti dell'intonaco che originariamente ricopriva tutte le pareti. Affacciate sul “piazzaletto”, emergono inaspettate due camere laterali, una crollata l'altra ancora integra e chiusa da un pesante lastrone spezzato nella parte superiore dagli antichi saccheggiatori. Gli archeologi rimandano l'indagine di questi ambienti alla campagna successiva.
 
 
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