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La necropoli

altLa collina dei Monterozzi, lunga circa 6 km e sede della principale necropoli di Tarquinia, si estende parallela alla costa, tra questa e l’altura della Civita dove sorgeva la città etrusca. L’estremità occidentale del colle è oggi occupata dall’abitato medioevale (Corneto) e moderno.
Dei due fianchi lunghi, quello sud-occidentale degrada dolcemente verso il mare, mentre quello rivolto verso la valle del S. Savino e la Civita presenta alti dirupi interrotti da profonde spaccature attraverso cui passavano gli antichi percorsi viari di collegamento tra l’abitato e la necropoli. Ciascuna di queste spaccature è oggi attraversata dalle arcate dell’acquedotto settecentesco che prendono in questi tratti i nomi di Primi Archi, Arcatelle e Secondi Archi.
Le tombe coprono praticamente tutto il colle; se ne conoscono più di seimila, per la maggior parte camere scavate nella roccia e sormontate da tumuli. Sono proprio questi ultimi, oggi ormai appena visibili sul terreno perché spianati dai lavori agricoli (ma solo un secolo fa il viaggiatore inglese Dennis ne contava più di 600), che hanno dato al colle il suo nome popolare ed espressivo.
Accanto ai tumuli principeschi, la serie straordinaria di tombe dipinte - ne conosciamo circa 200 - rappresenta il nucleo più prestigioso della necropoli che resta, per questo aspetto, la più importante del Mediterraneo.
Il fenomeno della pittura funeraria, anche se nella quasi totalità è documentato sui Monterozzi, la principale necropoli cittadina, non è però sconosciuto negli altri sepolcreti minori. Al ‘700 risale la notizia della scoperta di una tomba dipinta sul colle del Pisciarello, una sorta di propaggine orientale della necropoli dei Monterozzi. Sul Poggio del Cavalluccio, uno dei sepolcreti suburbani a nord della città, negli anni 1950 la Sovrintendenza ha scavato due tombe gentilizie di età ellenistica appartenenti alla nobile famiglia Camna: una di queste, che ha restituito numerosi sarcofagi ora esposti al museo, aveva una banchina addossata alla parete e affrescata con festoni e nastri. Sul vicino colle della Perazzeta e stato infine individuato, nel 1989, un ipogeo decorato con esili alberelli e corone floreali.
(da M. Cataldi, Tarquinia, Regione Lazio 1993)
 
 
 
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