www.viadeiprincipi.it

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

            

Indagini recenti alla Doganaccia


L’Università degli Studi di Torino e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale indagano il Tumulo della Regina e il sepolcreto circostante dal 2008. Le campagne di scavo hanno portato risultati importanti e inaspettati grazie alle ricerche svolte in estensione; le informazioni relative alle diverse fasi di utilizzo dell’area hanno permesso inoltre di chiarire molti punti oscuri della grandiosa stagione dei tumuli monumentali tarquiniesi.
L’area della Doganaccia sorge al centro della vasta necropoli dei Monterozzi, celebre per le tombe dipinte dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Meno noti sono i grandi tumuli di età orientalizzante, situati in luoghi esposti e dominanti, in corrispondenza dei principali tracciati viari dell’antichità. Proprio lungo uno dei principali itinerari che dalla città etrusca (La Civita) conducevano al mare si innalzano maestosi, su due ampie terrazze calcaree, due tumuli in apparenza gemelli, denominati “del Re” e “della Regina”. Mentre il primo monumento è stato scavato nel 1928 dall’archeologo siciliano Giuseppe Cultrera, il Tumulo della Regina è stato indagato scientificamente per la prima volta dall’Università di Torino. La particolarità di questo sepolcro, la più grande struttura a tumulo di Tarquinia finora nota, è senza dubbio il maestoso ingresso a cielo aperto messo in luce durante le prime campagne di scavo.
Si tratta di un ampio piazzale accessibile attraverso una larga scalinata scavata nella roccia, utilizzato per le celebrazioni in omaggio al nobile defunto. In questo ambiente, chiamato “piazzaletto”, sono stati scoperti i resti di un rarissimo intonaco in gesso alabastrino, un rivestimento murario all’epoca sconosciuto in Italia, presumibilmente realizzato da maestranze specializzate provenienti dal Levante mediterraneo. Del resto la struttura del sepolcro trova significativi confronti con le tombe reali di Salamina di Cipro. Sull’intonaco sono ancora visibili le più antiche tracce di pittura funeraria tarquiniese, realizzate in rosso e nero, con motivi architettonici, floro-vegetali e figurati purtroppo di difficile lettura per il cattivo stato di conservazione, considerato che i dipinti si trovavano in uno spazio aperto.
Su questo ingresso monumentale si affacciano due camere laterali, già indagate, e una centrale, destinata ad accogliere le spoglie del titolare del sepolcro, e non ancora esplorata. Lo scavo di questo ambiente si rivela molto complesso, in quanto la struttura è stata interessata da importanti cedimenti e richiederebbe la disponibilità di fondi sostanziosi, al momento non disponibili.
Gli sforzi degli archeologi in questi anni non si sono concentrati soltanto sul monumento principale, che fungeva da importante caposaldo topografico della necropoli tarquiniese di VII secolo a.C.:  l’ampliamento delle ricerche sul tratto settentrionale del monumento ha permesso di mettere in luce, a partire dal 2009, un lembo di sepolcreto a carattere aristocratico, costituito da tombe a camera con strutture differenziate. Questa scoperta costituisce una novità nel panorama della Tarquinia orientalizzante, in quanto, per la prima volta, si ha la possibilità di conoscere in estensione l’organizzazione funeraria attorno a un grande tumulo principesco.
You are here LA DOGANACCIA