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Il Tumulo di Poggio Gallinaro

La tomba monumentale si trova sulla principale altura posta subito a nord della città antica (la Civita).
Nel tumulo di Poggio Gallinaro venne deposto un esponente della più alta aristocrazia tarquiniese; lo si evince non soltanto dalla monumentalità della tomba, ma anche da alcuni oggetti del corredo. Il rinvenimento di plettri in avorio, di statuine d’impasto raffiguranti le “piangenti” e di due modelli miniaturistici di ascia bipenne in bucchero documenta infatti un rito funerario legato alla particolare rilevanza sociale del defunto. Inoltre il tumulo monumentale svetta su un’altura posta nelle immediate vicinanze della Civita, a indicare simbolicamente il dominio della zona da parte di una famiglia gentilizia fortemente legata alla città. Secondo una recente ipotesi, il defunto qui seppellito potrebbe essere stato il promotore dell’area sacra monumentale situata al centro del Pian di Civita (scavi dell’Università di Milano), colui che ordinò il seppellimento di un deposito votivo principesco costituito da simboli di potere, quali l’ascia, lo scudo e il lituo in bronzo (conservati al Museo di Tarquinia).
Poggio Gallinaro era comunque un luogo di sepoltura già prima dell’edificazione del tumulo, in età villanoviana, e continuò ad esserlo per tutta l’età storica: nella zona infatti sono venute alla luce sepolture di vario tipo (a pozzetto, semplice o con custodia litica, fosse terragne o rivestite, tombe a piccolo tumulo e a camera). Questo potrebbe indicare l’appropriazione dei terreni della zona da parte di una famiglia gentilizia già dall’inizio del primo millennio a.C.
La scoperta del tumulo è avvenuta in maniera occasionale, nel corso di lavori agricoli. Nel 1972 si sono svolti gli scavi, da parte della Soprintendenza Archeologica in collaborazione con i Gruppi Archeologici d’Italia; purtroppo la tomba era già stata violata da scavatori clandestini.
La sepoltura di Poggio Gallinaro presenta un’unica camera, accessibile tramite un ampio ingresso/vestibolo (“piazzaletto”). La cella funeraria è a pianta rettangolare ed è stata completamente costruita all’interno del banco roccioso di arenaria appositamente scavato. Le pareti sono costituite da blocchi squadrati in calcare, messi in opera senza malta; gli ortostati sono stati accostati in senso verticale in una sorta di opera pseudo-isodoma. Nella parte superiore delle pareti i blocchi sono disposti per “testa”, in filari progressivamente aggettanti a costituire una volta a profilo ogivale, rinvenuta crollata; al sommo della volta i blocchi si interrompevano lasciando una fenditura, coperta da lastroni litici disposti in senso trasversale. Tali lastre erano sorrette da due pilastri, allineati all’asse della camera, con base rettangolare e spigoli smussati, ritrovati sotto ai resti della volta.
Si nota un’orditura differenziata delle murature, dovuta essenzialmente a motivazioni statiche: i blocchi posizionati per “testa” e in senso verticale ricoprono una funzione di sostegno, quelli disposti in orizzontale invece di tamponamento. Inoltre i piani di posa dei filari laterali sono stati  appositamente sfalsati, alternandoli, per conferire una maggiore solidità. Non si possono escludere comunque anche motivazioni di tipo estetico; i blocchi molto regolari sono perfettamente combacianti, e conferiscono una notevole regolarità e omogeneità alle murature.
La camera funeraria è stata ritrovata priva delle banchine per la deposizione. Al centro della  facciata, realizzata con blocchi perfettamente incastrati, si apriva la porta con in alto l’architrave litico. L’ingresso è interamente scavato nel banco roccioso ed era fornito di gradoni discendenti verso la camera.
La tomba è stata rinvenuta depredata; dalla camera funeraria infatti proviene un solo frammento, gli altri oggetti superstiti del corredo sono stati trovati in un angolo dell’ingresso. Dall’analisi del corredo si possono identificare due fasi di utilizzo della tomba, entrambe di età orientalizzante: la costruzione del tumulo e la prima deposizione risalgono alla prima metà del VII secolo a.C., mentre il riuso è databile all’ultimo quarto dello stesso secolo.
(Marta Campagna)

Itinerario
Da Tarquinia si prende l’Aurelia-bis in direzione Viterbo (fino al km 6,5 circa), per poi svoltare a sinistra sulla carrareccia che conduce alla città etrusca (acropoli). Superata la zona parcheggio della città antica, continuando sulla strada a circa 1 km dal bivio, si apre sulla sinistra (nei pressi di un casale dirupo) una stradina non agevole; qui è consigliabile lasciare l’automobile e proseguire a piedi lungo l’incantevole carrareccia che porta, dopo meno di un km, alla sommità di Poggio Gallinaro.
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