www.viadeiprincipi.it

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

            

La Necropoli dell'Infernaccio e il Tumulo Luzi

LA NECROPOLI DELL’INFERNACCIO
L’Infernaccio è uno dei principali sepolcreti tarquiniesi del periodo orientalizzante (la cosiddetta “età dei principi”: VII sec. a.C.). Era situato lungo un percorso che dalla città (la Civita), attraverso la necropoli dei Monterozzi, conduceva al mare.
Fra le antiche tumulazioni scoperte nell’area, spicca sicuramente la tomba Luzi, un’architettura che si inquadra cronologicamente entro la metà del VII sec. a.C., con probabili riutilizzazioni nella seconda parte dello stesso secolo. Il tumulo Luzi, come quelli della vicina Doganaccia, si trova ai margini frastagliati dei Monterozzi, dominanti la marina e toccati da una via sepolcrale che doveva collegare in senso longitudinale i diversi nuclei cimiteriali presenti sulla collina.
Nell’area dell’Infernaccio esistono altri interessanti tumuli principeschi. Sono di dimensioni minori rispetto alla tomba Luzi: caratterizzati da camere singole con volta ogivale e largo dromos a gradini (si tratta di un piccolo “piazzaletto” per le cerimonie funebri dei familiari), sono quasi interamente scavati nella roccia (tumulo “del Leoncino” a circa 150 m a nord del tumulo Luzi; tumulo dell’“Infernaccetto” a sud della tomba Luzi; tumulo “Zanobi” a circa 100 m a est della tomba Luzi).
 
 
 
 
 
IL TUMULO LUZI
L’imponente sepolcro costituiva probabilmente un importante riferimento topografico all’interno della necropoli dell’Infernaccio. La tomba era infatti contrassegnata in superficie da un grande tumulo ancora percepibile sul terreno; lo scavo (condotto negli anni 1960 dalla Soprintendenza Archeologica e dai Gruppi Archeologici) non ha però rivelato resti dello zoccolo circolare in pietra che doveva contenere e delimitare alla base il monte di terra. Al di sotto del tumulo sono state riconosciute le tracce di una capanna protostorica, scavata nel banco roccioso, relativa a un villaggio villanoviano (IX-VIII sec. a.C.) che aveva la sua necropoli nella sottostante zona di Villa Bruschi-Falgari.
La tipologia della tomba è tipica dell’architettura funeraria tarquiniese di età orientalizzante: un ambiente ipogeo, interamente scavato nella roccia, a pianta rettangolare allungata, con pareti a profilo ogivale e un’ampia fenditura longitudinale nel soffitto sigillata da pesanti lastroni (dei quali è conservato, nella posizione originaria, solo quello di fondo). Addossata alla parete di fondo c’è una bassa banchina sulla quale era forse deposto parte del corredo del defunto.
La camera è preceduta da un vestibolo monumentale a cielo aperto caratterizzato da una scalinata centrale e tre rampe minori laterali, una sorta di cavea destinata ad accogliere gli spettatori – familiari e altri notabili – in occasione delle cerimonie funebri che possiamo immaginare accompagnate da recite, canti, musiche e giochi, e che si svolgevano nel piazzaletto davanti all’ingresso della camera sepolcrale. La porta della tomba aveva un profilo rastremato verso l’alto, conclusa, nella parte superiore, da un pesante architrave litico. Lungo i lati del vestibolo erano presenti basse banchine destinate a ospitare i parenti del defunto. Nel pavimento del piazzaletto si segnala inoltre la presenza di una fossa rettangolare utilizzata per i riti funebri, che conteneva resti di ossa animali e oggetti votivi. Lo spazio antistante risultava quindi praticabile a tomba chiusa, con facciata di fondo ben levigata.
La tomba, vista la sua monumentalità, accoglieva senz’altro le spoglie di un “principe” appartenente a quella classe aristocratica il cui potere, emerso nei decenni finali dell’VIII sec. a.C., si era ulteriormente consolidato nel corso del secolo successivo.
Il corredo funerario rinvenuto nella tomba è purtroppo molto frammentario a causa dell’intromissione di scavatori clandestini; al momento della scoperta la camera era colma di terra fino alla volta.
You are here Home