La campagna di scavi del 2009
Campagna Scavi 2011
La campagna di scavi del 2009 PDF Stampa E-mail
Tumuli principeschi - Necropoli della Doganaccia
Scritto da Administrator   
Sabato 13 Marzo 2010 17:41

 

NEL SEPOLCRETO DEI LUCUMONI
Seconda campagna di scavo archeologico (2009) dell'Università degli Studi di Torino e della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale

Il 26 settembre 2009 si è conclusa la seconda campagna di scavi nell'area della Doganaccia, situata nel cuore della necropoli etrusca di Tarquinia. L'indagine archeologica, promossa dall'insegnamento di Etruscologia e Antichità italiche dell'Università degli Studi di Torino e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per l'Etruria meridionale, è stata diretta da Alessandro Mandolesi. Gli scavi di Tarquinia sono possibili grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e della Fondiaria-Sai.
L'area della Doganaccia è caratterizzata dalla presenza di due grandiosi tumuli del periodo orientalizzante (VII secolo a.C.) denominati "del Re" e "della Regina". Il primo dei due monumenti principeschi, situati in posizione dominante in corrispondenza di uno dei più antichi ingressi alla necropoli tarquiniese, fu esplorato nel 1928 e, malgrado i saccheggi, restituì interessanti materiali, fra cui un'iscrizione dipinta che cita il nome etruschizzato di un greco: Rutile Hipucrates.

 

tumulo_regina_scavi

Le fonti antiche ricordano la presenza a Tarquinia, nel VII secolo a.C., di altri personaggi stranieri inseriti nel tessuto sociale; fra questi è noto il ricco mercante greco Demarato di Corinto che, trasferitosi a Tarquinia proprio intorno alla metà del VII secolo a.C. e sposatosi con una nobildonna locale, era ritenuto il padre del primo re etrusco di Roma Tarquinio Prisco.
La posizione centrale del sepolcreto della Doganaccia e la spiccata monumentalità dei due tumuli rivelano che l'area ospitò un cimitero regale, probabilmente riferibile a quei "lucumoni" evocati dalle fonti romane.

Le attenzioni dell'Università di Torino e della Soprintendenza archeologica si sono concentrate sul secondo grande tumulo della Doganaccia, detto "della Regina". Le ricerche hanno permesso di mettere in luce un'imponente struttura architettonica del diametro di circa 40 metri, pertinente a un personaggio di alto rango all'interno della comunità tarquiniese, verosimilmente di ruolo regale: questo sepolcro si è rivelato come la più grande struttura a tumulo di Tarquinia finora nota.
Le indagini del 2009 hanno permesso di mettere in luce parte dell'ingresso della tomba, rivolto a nord-ovest, laddove, secondo la disciplina etrusca, dimoravano le divinità infernali: è infatti emerso un accesso monumentale verosimilmente a cielo aperto ("piazzaletto"), delimitato su tre lati da spessi paramenti in blocchi regolari di calcare ben connessi fra loro, che introduceva alla cella funeraria posta quasi al centro del tumulo. Nella campagna di scavi appena conclusa si sono inoltre osservate delle trincee di spoliazione dirette verso l'interno del monumento, che hanno interessato anche parte del "piazzaletto". Questo risultava colmato da riempimenti di formazione naturale (costituiti da crolli murari e successivi depositi colluviali di terreno) pressoché sterili di materiali, le cui dinamiche di scivolamento sono analoghe a quelle riscontrate durante la rimozione del riempimento moderno che occultava l'ingresso del tumulo "del Re".
L'accesso alla camera funeraria è contraddistinto dalla presenza di un'ampia scalinata che scende in profondità, osservata soltanto su un lato della corte aperta. Altra novità proveniente dallo scavo è la possibile presenza, sui paramenti murari che delimitano l'ingresso del tumulo, di un intonaco bianco: per la conferma di questo dato si è però in attesa di specifiche analisi, necessarie per determinarne anche la composizione.
Ingressi così sovradimensionati accoglievano la parte finale delle esequie e venivano successivamente utilizzati dalla famiglia aristocratica per svolgere celebrazioni e ludi in omaggio dei defunti. Anche il tumulo "della Regina" sembrerebbe quindi ispirarsi, come il gemello tumulo "del Re", a una tipologia di sepolcri reali dell'VIII-VII secolo a.C. noti nella Cipro di cultura omerica, in particolare nella necropoli di Salamina, sito dell'area sud-orientale dell'isola. In questa località sono presenti sepolture direttamente confrontabili con quelle di Tarquinia, soprattutto per le grandi dimensioni dell'ingresso rispetto alla camera funeraria: è possibile che all'origine di questo schema ci siano architetti o capomastri di origine levantina arrivati a Tarquinia, che qui avrebbero introdotto innovativi modelli architettonici.

Accanto al Tumulo della Regina è stata inoltre scoperta una rara tomba gemina, verosimilmente destinata a ospitare coppie di persone imparentate con il re-lucumone sepolto nel grande tumulo. Nonostante le ripetute violazioni, dai corredi residui rimasti fra le banchine scavate nel masso è stato possibile datare preliminarmente il complesso ai decenni successivi la metà del VII secolo a.C. La sepoltura è dotata di un profondo ingresso contrassegnato da una larga gradinata destinata a ospitare i congiunti inumati nelle due camere affiancate. Queste stanze rettangolari ricavate nella roccia, di limitate dimensioni e fornite di coppie di banchine, di cui almeno una imitante un letto ligneo, presentavano una copertura a falsa ogiva tipica delle prime tombe a camera tarquiniesi (le cosiddette tombe "a corridoio"). Importante è l'articolata planimetria del complesso, che al momento costituisce uno dei più antichi esempi, se non addirittura il prototipo, di tomba gemina in Etruria.
Le indagini future cercheranno di contestualizzare questi monumenti all'interno della necropoli tarquiniese e del fenomeno delle grandi tombe principesche a tumulo.
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Hanno partecipato alla campagna di scavi 2009:

Archeologi: Daniela DE ANGELIS, Mariacristina MARCHEGIANI, Carla SCILABRA (responsabili di saggio); Cristina GHIRINGHELLO, Maria Rosa LUCIDI, Valentina ROLANDO (laboratorio materiali).

Rilievi: James (Bond) MANNING-PRESS, Studio geom. Giancarlo CELLETTI.

Studenti: Eleonora ALTILIA, Marta CAMPAGNA, Claudio CASTELLO, Lionello MORANDI, Simone PORTA, Paolo SAPIENZA, Sonia DJIDEL, Martina SABBATINI, Cecilia BORETTO, Patrizia RIASSETTO,  Marta VALERIO, Alessia MASSOLO, Fabio COI, Erika MATTIO, Francesco SONNATI, Ambra PALERMO, Jessica MENEGHETTI, Marco ZACCONE, Laura VOLPE,  Ilaria SANMARTINO,  Ilaria CIMINO, Ilaria BUCCI, Federico TRESTINI, Simone SAGGION, Alice VANNELLI, Alessia PUSCEDDU, Enrico FOIETTA, Gabriele GHINAMO, Rita GILI,  Teresa MAGAGNATO, Alan ARBORE, Marcello ANTONJ, Simona ORRU', Alessia VITTORIOSO, Lucas Eliot MILLER.

Un sentito ringraziamento al Rettore dell'Università di Torino e al Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, alla Compagnia di San Paolo, alla Fondiaria-Sai Assicurazioni, alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria meridionale, all'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, al Comune di Tarquinia, ai volontari dell'Associazione "Fontana Antica", al personale del Museo Archeologico di Tarquinia, allo studio Architutto Designer's di Massimo Legni.

Immagini del cantiere di scavo dell'Università degli Studi di Torino
Necropoli etrusca di Tarquinia (sito Unesco)
24 agosto - 26 settembre 2009
Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Ottobre 2010 21:23
 
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